Editore febbraio 22, 2017 Nessun commento

Con il caso del sindaco di Roma Virginia Raggi, si riaccendono i riflettori sulle polizze vita. Era il gennaio di un anno fa quando Salvatore Romeo stipula una polizza vita da 30mila euro, e che aveva come beneficiario proprio Virginia Raggi. Qualche mese dopo l’avvocato salì al Campidoglio, e per Romeo scattò subito una promozione, con cospicuo aumento dello stipendio (da 39mila a 93mila euro annui). Il caso, sul quale sono in corso gli accertamenti da parte della procura, ha alimentato l’interesse e la curiosità dei più sul tema delle polizze vita. Scadenze, contraenti e rimborsi. Ecco tutto quello che c’è da sapere.

Innanzi tutto è bene sapere che la polizza vita che copre solo il caso morte viene venduta quasi sempre in associazione ad altri prodotti, tipicamente insieme ad un mutuo. Questo perchè costa poco (un centinaio di euro l’anno), e garantisce che in caso di morte dell’assicurato la compagnia paghi l’ammontare ai beneficiari o agli eredi, proprio per continuare a pagare le rate della casa. Una polizza abbastanza comune anche per i capo famiglia unici portatori di reddito.

Ma le polizze vita più diffuse sono quelle molto simili a prodotti finanziari, praticamente un sistema di risparmio vero e proprio, che prevedono anche il pagamento di quanto accumulato fino a quel momento, in caso di morte prima della fine del contratto. In genere hanno comunque un minimo garantito, o in termini di tasso di interesse o di restituzione del capitale versato. I premi, per questo tipo di polizze, si distinguono in due tipi: quelli che vengono versati una tantum (premi unici) oppure una volta l’anno (premi ricorrenti). Generalmente hanno una durata molto lunga, a volte per tutta la vita: in quel caso la polizza si interrompe quando il contraente smette di pagare il premio o quando muore.

Nelle polizze possono esserci massimo tre soggetti coinvolti: il contraente della polizza (colui che paga il premio) l’assicurato (che ovviamente spesso coincide con il contraente. Di fatto è l’intestatario della polizza e quello su cui si fanno i calcoli attuariali sull’aspettativa di vita, per esempio) e che è importante per capire come “misurare” il premio pagato e l’eventuale rendita, e infine il beneficiario. Il primo soggetto è noto per definizione, effettua i pagamenti, e il secondo deve esserlo altrettanto per legge (deve firmare il contratto assicurativo, insieme al contraente); il terzo, il beneficiario, può esserlo a sua insaputa (per esempio figli, ma anche non familiari).

Alla scadenza della polizza, o in caso di prematura scomparsa dell’assicurato, l’assicurazione paga. E il pagamento corrisponde al capitale fino a quel momento accumulato più l’eventuale rivalutazione (visto che parliamo di prodotti finanziari non è detto che ci sia). In genere questo viene effettuato in un’unica soluzione, anche se sono possibili formule che prevedono una rendita. Nelle polizze vita con una scadenza (quindi quelle non a vita intera) c’è la possibilità di prevedere un beneficiario non solo in caso morte, ma anche qualora si arrivi al termine del contratto: alla scadenza infatti, quanto è stato accumulato fino a quel momento (premi versati più gestione finanziaria) viene corrisposto al beneficiario. Il beneficiario può essere modificato, durante la durata della polizza.

Infine ci sono le polizze con rendita immediata. Non sono molto diffuse e prevedono che si affidi una somma “x” ad un’assicurazione, che da quel momento in poi versa periodicamente una rendita all’assicurato o a chi viene indicato. La rendita viene corrisposta per tutta la vita del beneficiario del contratto (essendo un vitalizio deve dimostrare di essere in vita, poich&egrave: con come la morte si interrompe anche la prestazione).