Editore aprile 5, 2017 Nessun commento

La busta arancione dellai??i??Inps, in arrivo entro lai??i??estate nella buca delle lettere, costringerAi?? sette milioni di italiani a fare i conti (A? proprio il caso di dirlo…) con i numeri della propria pensione pubblica. Da una parte questo A? certamente un bene. Sapere in anticipo quale futuro economico ci attende, A? un bell’aiuto per poter programmare soluzioni efficaci alle difficoltAi?? che potrebbero presentarsi. Il rischio perA? A? che lai??i??effetto della trasparenza previdenziale sia troppo ottimista. E questo A? il male. PerchAi?? per mettere in piedi una strategia in vista del futuro serve del realismo. Ma vediamo i conti.

Attraverso lo strumento web dellai??i??Inps, se si hanno tempo e conoscenze, si possono fare due tipi di ipotesi di pensione: una, che A? quella che fa proprio l’istituto di previdenza; l’altra, A? quella meno “rosea”. IlAi??Corriere Economia ha fatto questo calcolo, mostrando gli scenari futuri, che possono essere diversi e decisamente meno confortanti qualora il. futuro riservi una crescita economica piatta e quindi spegnere uno dei motori di crescita degli assegni pubblici.

Secondo Ai??La Mia pensione InpsAi?? un dipendente trentenne con un reddito attuale di mille euro netti al mese andrAi?? in pensione di vecchiaia nel 2056 con un vitalizio di 1.749 euro lordi, il 75% di una retribuzione finale che, sempre al lordo delle tasse, sarAi?? pari a 2.330 euro al mese. Al netto delle tasse, lai??i??assegno mensile sarAi?? di millequattrocento euro. Se, invece, si assumono ipotesi piA? realistiche sullai??i??andamento del Pil (Prodotto interno lordo), uno dei parametri fondamentali a cui sono indicizzate le rendite pubbliche e sulla dinamica di carriera, lai??i??assegno sarAi?? pari a 1.217 euro lordi, il 95% di una retribuzione finale decisamente piA? bassa, 1.284 euro al mese. Al netto delle tasse lai??i??assegno sarAi?? di 1.029 euro, cioA? quattrocento in meno rispetto alle proiezioni Inps. Il tasso di sostituzione elevato (94%) non deve trarre in inganno: il trentenne avrAi?? guadagnato meno e avrAi?? una coperta Inps ben piA? corta.

Questo A? solo uno dei tanti esempi che si potrebbero fare, ma basta per capire che la busta arancione A? sAi?? uno strumento utile, ma i suoi dati vanno presi con le pinze. Le informazioni che vengono fornite di  default, sia nella versione cartacea che in quella web, presentano tre importanti punti di attenzione. In primo luogo, Ai??forniscono una proiezione della rendita lorda e non al netto delle tasse; inoltre ipotizzano una vita lavorativa continua ed in crescita, senza buchi contributivi, cosa che nellai??i??attuale scenario del mondo del lavoro A? sempre piA? rara.Ai??InfineAi??si basano su ipotesi ottimistiche sul futuro economico dellai??i??Italia, che buy orlistat online from canada. rischiano di sovrastimare la futura pensione.

Infatti la pensione dei lavoratori viene ormai calcolata, in tutto o in parte, secondo il metodo contributivo, che fissa lai??i??importo in funzione dei contributi versati, dellai??i??andamento del Pil (Prodotto interno lordo) e della speranza di vita. La stima dell’Inps prevede una crescita della retribuzione pari allai??i??1,5% annuo, quindi una carriera positiva; inoltre ipotizza uno sviluppo annuo del Pil dell’1,5% (negli Stati Uniti ad esempio, A? all’1,7%): un dato decisamente superiore a quello registrato in questi ultimi anni (che A? allo 0%). Il consiglio per tutti gli italiani che volessero fare una stima sul web A? quello di utilizzareAi??parametri prudenziali per la crescita del Pil, inserendo un tasso annuo dellai??i??1% anzichAi?? dellai??i??1,5%, e della carriera, considerando una retribuzione che non aumenti nel corso degli anni.

E per compensare il divario tra la probabile pensione e l’attuale reddito? Beh i costi non sono proprio bassi.Ai??Ottocento euro lai??i??anno per un dipendente trentenne con un reddito attuale di mille euro netti al mese, quasi 4.700 per un quarantenne che oggi ha una retribuzione di duemila euro al mese, oltre diecimila per un altro quarantenne che lavora in proprio.Ai??Sono queste le cifre che questi tre lavoratori dovranno versare in una “pensione di scorta” proprio per arrivare ad avere un vitalizio identico all’attuale stipendio. Conti che valgono se si accetta il rischio sottoscrivendo una linea dai??i??investimento con il 30% di azioni. Se invece si cerca il porto sicuro di una garantita, lai??i??impegno aumenta decisamente: millecento euro per il trentenne, 5.640 per il dipendente quarantenne e 12.600 per lai??i??autonomo della stessa etAi??. Mica poco eh…

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